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ASSEMBLEA E SCIOPERO, SOTTO ATTACCO DUE CONQUISTE DEI LAVORATORI

Roma -

Il seminario organizzato al Forum PA 2017 dal titolo “Diritto di assemblea, sciopero e tutela dei cittadini”ha smascherato in maniera inequivocabile l’attacco che si sta preparando a due diritti fondamentali, quello di assemblea e quello di sciopero, conquistati duramente in passato dai lavoratori.

Gli interventi della Commissione di Garanzia prima, e dell'Aran dopo, hanno fatto intendere chiaramente che è necessario, per la parte datoriale, un intervento sul diritto di assemblea, che deve essere assoggettato, alla legge che regolamenta gli scioperi, sulla base dell’assunto che “l’assemblea, così come lo sciopero, limita il diritto dell’utente perché  impedisce nei fatti lo svolgimento delle funzioni indispensabili della Pubblica Amministrazione”.

Secondo la pretestuosa interpretazione  della  Commissione e dell’Agenzia il confine tra i due istituti è molto labile, tanto che molte assemblee rappresenterebbero in realtà degli scioperi mascherati. E questo consente alla Commissione di Garanzia di entrare a gamba tesa su un diritto, quello di assemblea, sul quale la legge non attribuisce alcun potere  alla stessa Commissione che in questo modo travalica, e di tanto,  i  confini dettati dalla normativa vigente.

In sostanza, con la scusa di tutelare i cittadini e perché no, anche i turisti che vanno tutelati evidentemente più dei lavoratori, si vuole limitare l’esercizio di tale diritto, negandolo se lo si ritiene necessario ed utile per la collettività e “dimenticando” volutamente  che  le assemblee nel Pubblico Impiego sono regolamentate sotto tutti gli aspetti e che stiamo parlando di “ben”  10/12 ore pro-capite l’anno!

Difficile quindi capire come si concretizzerebbe  nei fatti  l’”uso spregiudicato” di tale istituto da parte di alcuni sindacati “irresponsabili”, tra i quali ci vantiamo di essere considerati, se non si inquadra tutto questo pretestuoso dibattito all’interno di un preciso attacco ai diritti dei lavoratori.

Particolarmente grave  la posizione del Presidente dell’Aran. Prima ancora che sia terminata la trattativa sul CCNQ relativa alle prerogative sindacali in corso all’Aran, il dott. Gasparrini anticipa già la risposta su alcuni dei temi caldi  all’ordine del giorno, escludendo, ad esempio, la possibilità che le assemblee possano essere convocate dalle singole RSU. Ampliare i soggetti abilitati alla convocazione dell’assemblea in un posto di lavoro significherebbe infatti, secondo il Presidente, avere più possibilità di   aggirare i limiti imposti dalla normativa. Ma che c’entra? E  non parliamo sempre delle stesse 10/12 ore pro-capite?
Anche gli interventi sul diritto di sciopero hanno seguito la stessa linea, si sono proposte delle limitazioni sulla durata, e si è parlato esplicitamente di sindacati buoni, responsabili,  (CGIL, CISL e UIL), che sono pronti anche a rinunciare allo sciopero per il bene di tutti, e di altri irresponsabili che utilizzerebbero male tale diritto, approfittandosi del potere concessogli. La USB non è mai stata formalmente  nominata ma era del tutto evidente che eravamo noi il convitato di pietra, noi il sindacato irresponsabile che utilizza ogni mezzo per creare  disagio all’utenza, noi il soggetto da colpire perché colpevole di convocare assemblee per discutere con i lavoratori anche di temi “non compatibili” con il mondo del lavoro come quello del NO al Referendum costituzionale.

Le organizzazioni sindacali invitate si sono mostrate molto collaborative, la UIL ha parlato della necessità di trovare soluzioni pattizie con la commissione, mentre la CISL si è mostrata pressoché d'accordo con le argomentazioni della parte datoriale. Diversa la posizione della rappresentante della CGIL  che ha parlato pero’  a titolo personale  (???) e non a nome dell'organizzazione che rappresentava.

Appare evidente che il diritto di sciopero e di assemblea sono sotto attacco e rischiano di essere ridimensionati nella loro forma e sostanza con il pretesto di assicurare servizi minimi ai cittadini e di non creare disagi all'utenza. Ne abbiamo già avuto sentore all’Aran. Dopo il vergognoso decreto “Minniti” sull’ordine pubblico, il Governo continua con la politica della repressione del dissenso, in tutte le sue forme: non solo i cittadini non possono più protestare contro il potere, ora anche ai lavoratori viene limitato il diritto di essere informati e di lottare per i propri diritti.

Probabilmente padroni, governi ed UE si stanno attrezzando in funzioni di nuove strette dal punto di vista dei tagli al settore pubblico e di peggioramento delle condizioni di lavoro. Non a caso ciò avviene alla vigilia dell'emanazione dell'atto di indirizzo che sancirà l'apertura di un rinnovo contrattuale che si preannuncia tutt'altro che migliorativo per i lavoratori pubblici. Un rinnovo sul quale USB darà battaglia affinché torni ad essere il luogo nel quale i lavoratori conquistano diritti e salario!



USB P.I.
ESECUTIVO NAZIONALE