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Concorso Ministero Giustizia da rifare per 5.000 candidati. Buttati 10 milioni (più Iva…)

Roma -

Il ministero della Giustizia ha bandito un concorso di 800 assistenti per ridurre la cronica carenza di personale che oramai supera le 10.000 unità, come da anni denunciato dalla USB P.I. Il concorso, visto che sono pervenute oltre 300.000 domande, si è svolto alla fiera di Roma nell’arco di 13 giorni. Ogni partecipante doveva svolgere una prova con 50 quesiti estratti da una banca dati di 5.000, messa a disposizione dei candidati qualche settimana prima. Già la pubblicazione della banca dati è stata un problema: la società incaricata ha fornito dei test che contenevano palesi incongruenze suscitando tra i concorrenti ilarità e sbigottimento sui più noti social network. L’apoteosi dell’inefficienza si è raggiunta nelle prime giornate di svolgimento dei test con domande tronche e domande associate a risposte sbagliate. I candidati imbufaliti da questa situazione nei giorni delle prove hanno subissato di mail e di telefonate gli uffici ministeriali pretendendo spiegazioni dagli incolpevoli lavoratori dell’ufficio concorsi.


A questo punto anche il ministero è stato costretto a riconvocare 5.000 candidati per mercoledì 31 maggio, persone che provengono dalle più svariate parti: da Erice a Nuoro, da Rovigo a Cosenza. Dovranno affrontare ulteriori spese per colpa dei vertici di questa amministrazione palesemente non all’altezza della situazione. Riconvocare i candidati a Roma con un preavviso di così pochi giorni e costringendoli a sobbarcarsi ulteriori spese ha un sapore di beffa oltre che essere assurdo.


Senza contare che per questo concorso sono stati acquistati 14.000 personal computer portatili il cui costo è di 7,5 milioni di euro che si aggiungono ai 2,5 milioni di euro spesi per affidare la gestione informatica ad una società. I vertici dell’amministrazione hanno assicurato in tutte le sedi, che la spesa di 10 milioni di euro più IVA garantiva maggiore efficienza ed economicità, poiché la correzione degli elaborati sarebbe stata rapida e trasparente. Peccato che i 14.000 portatili comprati probabilmente giaceranno inutilizzati, dopo il concorso, da qualche parte poiché inadeguati alle esigenze lavorative del personale del ministero della Giustizia.


Chissà quali sono stati i criteri con cui è stata selezionata la società informatica esterna per la gestione delle prove preselettive e perchè sono state marginalizzate le professionalità interne alle quali, addirittura, giorni addietro, era stato intimato di non utilizzare le mail per le comunicazioni interne. Disposizione di servizio illogica ed incomprensibile nell’era della tecnologia avanzata, cosa di cui il ministro se ne fa grosso vanto. Tra l’altro nei sei padiglioni della fiera usati per il concorso, per connettere i 14.000 PC è stato installato un potente wi-fi ma nessuno si è preoccupato di avvertire preventivamente, i concorrenti e i dipendenti addetti alla sorveglianza, dei possibili rischi per la salute in cui sarebbero incorsi.


In realtà il ministero della giustizia quando si tratta di risparmiare sulla pelle dei propri dipendenti non guarda in faccia a nessuno, quando si rivolge, invece, a società private, emarginando le professionalità interne, non bada a spese. I risultati di queste scelte scellerate sono sotto gli occhi di tutti. Invertire la rotta con USB si può ma questa scelta spetta ai lavoratori.


USB P.I. - Coordinamento Giustizia

 

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