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NON VOGLIAMO UN ALTRO SPEZZATINO DI ALITALIA E NEANCHE UN RIDIMENSIONAMENTO.

La soluzione: nazionalizzare, investire, rilanciare, creare ricchezza e occupazione. E l'8 marzo è sciopero anche in Alitalia.

Roma -

Invece di parlare di investimenti, di rilancio e di come aumentare le entrate, le notizie che trapelano dal Cda di Alitalia parlano di 160 milioni di tagli ai costi già per il 2017.
Cramer Ball, l'Amministratore Delegato, afferma anche che ulteriori tagli potrebbero essere programmati nell'arco di Piano.
Questo può voler dire soltanto ridimensionamento delle rotte e degli aerei. E questo senza neanche comprendere il costo del lavoro.

Non ci siamo assolutamente: se si voleva dare un segnale di abbandono del trasporto aereo italiano, questo è il segnale “giusto”.
Intanto del Piano non si sa nulla e le voci di una possibile nomina di Gubitosi, che ci risulta essere sostenuta dalle banche, ci fa pensare che di industriale ci sarà poco o nulla e che i principali istituti bancari coinvolti vogliano al più presto rientrare dei capitali versati, magari frazionando e vendendo a pezzi l'Alitalia.
Il governo che fa?
Noi ribadiamo che la soluzione c'è e l'attore principale può essere solo il pubblico. Nazionalizzare, investire, rilanciare, creare ricchezza e occupazione in un settore, quello del trasporto aereo, che registra uno sviluppo di circa il 5% in Italia e ancor più alto a livello nazionale.
Vogliamo proprio che ad avvantaggiarsi di questo sviluppo e di questa ricchezza sia Ryanair, Air France o qualche altra Compagnia aerea?
I lavoratori e USB non staranno a guardare l'ennesimo spezzatino di Alitalia che produrrebbe ulteriore disoccupazione non solo nella compagnia aerea ma anche in tutto l'indotto del settore.
Intanto l'8 marzo sarà sciopero anche per le lavoratrici e i lavoratori di Alitalia.